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Valeria Messalina, la più dissoluta delle imperatrici romane

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Valeria Messalina, imperatrice romana, è una figura storica avvolta da un alone di scandaloso mistero. Conosciuta per la sua bellezza e per l’ambizione sfrenata, Messalina è stata descritta come una donna crudele e dissoluta, protagonista di intrighi di palazzo e di omicidi. Ma chi era davvero questa imperatrice? Storia o leggenda? Ecco la sua storia.

La storia di Valeria Messalina

Bella, avvenente e sensuale, Valeria Messalina nacque a Roma nel 25 d.C. da genitori patrizi: il padre era cugino di Tiberio Claudio, la madre, Domizia Lepida, era nipote di Ottavia, sorella di Augusto. Appena quattordicenne fu data in sposa a Tiberio Claudio, cinquant’enne. Secondo la consuetudine romana, questi matrimoni erano un mezzo politico con cui i ceti patrizi rafforzavano e mantenevano il potere. Tiberio Claudio, rispetto alla bellissima moglie, non era solo vecchio ma anche zoppo, balbuziente, paranoico, malaticcio, poco intelligente, ubriacone. Egli, però, apparteneva alla gens Giulia Claudia, che da trent’anni deteneva il potere a Roma. Egli era zio dell’imperatore Caligola.

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Tiberio Claudio, Wikimedia Commons

Caligola stesso aveva fatto entrare lo zio nel consolato solo per divertirsi a prenderlo in giro. Ma c’erano ancora altre “virtù” di Tiberio Claudio: nutriva un grande amore per il mangiare, il gioco d’azzardo e le prostitute. Secondo Svetonio, egli aveva avuto quattro mogli. Le prime due quando era molto giovane. La prima fu ripudiata ancora vergine quando seppe che i genitori di lei erano caduti in disgrazia agli occhi di Augusto; la seconda morì pochi giorni dopo il matrimonio. La terza moglie lo tradì spudoratamente, tanto che Tiberio ripudiò anche la figlia avuta assieme. Dalla quarta moglie ebbe un’altra figlia, ma non sappiamo le sorti di questo matrimonio. Comunque sia, Valeria Messalina fu la quinta moglie.

Messalina imperatrice

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Nel 41 d.C. Valeria Messalina aveva già partorito una figlia, Ottavia, destinata a essere la prima moglie dell’imperatore Nerone, poi scalzata da Poppea Sabina. Ed era di nuovo incinta, quando una congiura di senatori e militari uccise l’imperatore in carica, Caligola. Accadde il 22 gennaio. Tiberio Claudio, che precedeva il nipote, si trovava al piano superiore del Palazzo. Le grida e il frastuono lo spinsero a fuggire. Ma sulle scale avvertì il passo dei Germani, tornò indietro e si nascose dietro una tenda. Uno dei Batavi lo trovò e, riconosciutolo come lo zio di Caligola, fu nominato seduta stante nuovo imperatore. A poco più di cinquant’anni, egli divenne il primo imperatore di Roma eletto dai soldati. Valeria Messalina, improvvisamente, dall’oggi al domani, si trovò a essere imperatrice dei Romani e del mondo. Contro ogni aspettativa.

Fu come un sogno a occhi aperti, uno di quei sogni che, però, fanno perdere il contatto con la realtà e ogni buon senso. A sedici anni si trovò avvolta da adulazioni, inchini, incensamenti. Ebbra di potere e di libertà, la giovane età non la aiutò a discernere i limiti entro cui poteva o non poteva spingersi. Appena Tiberio Claudio ebbe il potere, si circondò di liberti e adulatori che andarono a formare la burocrazia dell’impero. Appalti, forniture, nomine, assegnazioni di cariche e compiti, tutto era in vendita e tutto poteva essere comprato dalle mani del nuovo imperatore. Dell’incapacità, delle paranoie e delle timidezza di Tiberio Claudio i liberti approfittarono incredibilmente per amministrare l’impero in totale autonomia. La corruzione dilaniava le fondamenta del potere e conquistava tutti gli apparati di governo.

L’imperatrice entra in scena

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Britannico e Messalina imperatrice, Wikimedia Commons

La spregiudicata libertà dei funzionari che circondavano l’imperatore durò finché Valeria Messalina rimase assente dal potere, a causa di una nuova gravidanza. La nascita del primo figlio maschio ed erede, Tiberio Claudio Cesare Britannico, consegnò a Valeria Messalina la libertà di occuparsi del potere in prima persona. Era inesperta ma consapevole di muovere a piacimento il centro del potere stesso, Tiberio Claudio. I liberti approfittatori dell’imperatore capirono subito che una notte di Messalina nel letto di Claudio valeva più di mille inganni e si asservirono completamente alla giovane e bellissima imperatrice.

Tuttavia, con Valeria Messalina crebbe la corruzione. Inesperta e capricciosa, prepotente e crudele, ella aveva nelle sue mani il lascivo Tiberio Claudio che l’adorava. Per non separarsene mai, l’imperatore aveva acconsentito a trasformare la corte nel luogo del totale potere di Valeria Messalina. Per soddisfare le voglie della moglie libertina, trasformò il Palazzo in un luogo di piaceri dissoluti. Festini e orge si susseguivano senza sosta.

Un ritorno inaspettato

Nella primavera del 41 d.C. tornarono a Roma Giulia Agrippina e Giulia Livilla, figlie di Germanico e di Agrippina maggiore, e nipoti di Tiberio Claudio. Caligola le aveva confinate in esilio a Ponza con l’accusa di aver aderito a una congiura in Germania, in quanto esse erano le amanti del congiurato e cugino Marco Emilio Lepido. Giulia Livilla era la minore delle tre sorelle di Caligola e, con il suo regale portamento, attirò subito l’attenzione di Tiberio Claudio.

Il tempo che nipote e zio trascorrevano da soli era decisamente troppo. Valeria Messalina iniziò a sospettare che, tramite la nipote, Tiberio Claudio venisse a conoscenza degli adulteri che l’imperatrice si concedeva sovente. Convinta che Giulia Livilla rappresentasse un pericolo, Valeria Messalina ordì l’accusa di adulterio e fece redarre la lettera in cui si disponeva il suo nuovo esilio. Claudio firmò il decreto in un momento di ubriacatezza. La giovane morì a soli 23 anni nell’isola di Pandataria.

Gli odi improvvisi e le morti

prostituzione roma
Wikimedia Commons

Valeria Messalina era solita nutrire odi improvvisi e, dal momento stesso in cui li concepiva, non smetteva di darsi da fare per colpire ed eliminare l’oggetto del sui odio. Gaio Appio Giunio Silano era stato governatore della Spagna sotto Caligola. Tiberio Claudio lo richiamò a Roma e gli diede in sposa Domizia Lepida, la madre di Messalina. Poi l’imperatore promise in sposa sua figlia Ottavia al suo primogenito. Ma accadde qualcosa che scatenò l’ira di Messalina. Forse Appio Silano le rimproverò gli adulteri di cui tutti erano a conoscenza, tranne il marito. L’imperatrice inscenò un inganno per il marito e Appio Silano che fu accusato di turbare il sonno dell’imperatrice e di essere una presenza funesta a corte. Fu immediatamente ucciso.

Era sulla credulità, le paranoie e le paure dell’imperatore che Valeria Messalina faceva leva per arrivare ai propri scopi. Inoltre, la donna poteva fare affidamento sul malcelato istinto sanguinario del marito. In quanto a dissolutezze, la moglie non era da meno. Perduta nella sua vita licenziosa e apertamente scostumata, induceva altre donne a prostituirsi a Palazzo, in presenza dei mariti stessi. Valeria Messalina partecipava di buon grado, concedendo il proprio corpo a corte. Per lungo tempo, Tiberio Claudio fu cieco di fronte ai comportamenti della moglie, che poteva contare su alleati corrotti. Chi non stava ai suoi giochi, era eliminato fisicamente.

L’istrione Mnestere

Mnestere
Mnestere, Wikimedia Commons

Nel 43 d.C. l’imperatore Tiberio Claudio fu impegnato nella campagna militare in Britannia per sei mesi. Al suo ritorno trovò la moglie perdutamente innamorata dell’istrione di teatro Mnestere. Si trattava di un fenicio, particolarmente dedito alla vita dissoluta. Egli aveva occupato la dimora imperiale e si comportava come il padrone di casa, con Valeria Messalina sempre attorno, adorante. Ridicolizzato e umiliato, Tiberio Claudio accettò di convivere con l’amante della moglie e di cedere a qualsiasi richiesta di lei a favore di Mnestere. Questo aveva precedentemente avuto come amante Poppea Sabina maggiore, la più bella donna di Roma, che era stata amante anche di Valerio Asiatico, senatore e due volte console. L’ira di Valeria Messalina questa volta si scatenò contro la donna per una specie di gelosia retroattiva.

Poiché non poteva incriminare direttamente Poppea, colpì Valerio Asiatico, accusandolo di adulterio. Ma la “colpa” di Valerio Asiatico era anche un’altra. Egli era ricco e possedeva quei famosi Orti luculliani, da sempre desiderati da Messalina. Le torture psicologiche messe in atto dalla donna e dal suo entourage furono tali da spingere sia Valerio Asiatico sia Poppea a suicidarsi. I giardini di Lucullo passarono a Valeria Messalina, poiché i beni dei condannati erano incamerati dallo Stato.

Roma decadente

Se Messalina si lasciò andare a dissolutezze di ogni tipo, l’ambiente della Roma imperiale glielo consentì. Tutto le era permesso per la debolezza del marito e per la corruzione dei tempi. Le spese a corte divennero esorbitanti e, giorno dopo giorno, erano messe in vendita cittadinanze, cariche, cause nei tribunali. Il Palazzo era ridotto a una sorta di lupanare. Tacito ci riporta molte notizie sulla vita di Valeria Messalina: “Come non le bastasse il suo ruolo di seduttrice e adultera, desiderava avere molti mariti, uomini cioè nel vero senso della parola“.

Decimo Giulio Giovenale ci informa che Valeria Messalina spesso, la notte, lasciava il Palazzo per recarsi in un fumoso e sporco lupanare per prostituirsi sotto il nome di Licisca. “Poi quando il lenone rimandava le ragazze, allora anche lei partiva, ma triste, lasciando il più tardi possibile la sua stanza, ancora tutta bruciante per il prurito dell’utero teso e stancata da tanti uomini, ma non saziata, ritornava al Palazzo“. Vero o falso che sia, non è dato sapere.

L’amore per Gaio Silio

Gaio Silio
Gaio Silio, Wikimedia Commons

L’ultimo delitto attribuito a Valeria Messalina fu quello di Marco Vinicio. Egli era stato marito di Giulia Livilla e console nel 45 d.C. La sua colpa? Aver rifiutato di soddisfare le voglie dell’imperatrice. L’anno successivo, Messalina si innamorò perdutamente di Gaio Silio, figlio del luogotenente di Germanico. Valeria Messalina allontanò Mnstere e, per la prima volta, sospese tutti i festini. La corte si svuotò e, a ventidue anni, l’imperatrice si ritrovò alle prese con il primo e vero amore che ella abbia mai nutrito. Gaio Silio aveva combattuto onorevolmente in Germania, aveva fatto carriera politica, era considerato il più bel giovane dell’antica Roma.

Valeria Messalina gli fece ripudiare la moglie, Gaio Silio acconsentì inizialmente senza entusiasmo. Egli era consapevole che sottrarsi a Messalina avrebbe significato la morte, come era successo a Marco Vinicio, che fu avvelenato per averla rifiutata. I liberti che da anni le erano fedeli e che la usavano per i loro scopi, si resero conto che l’imperatrice era cambiata, che questa volta l’amore era folle e, in quanto tale, pericoloso.

Messalina si sposa da donna sposata

Gaio Silio, ormai coinvolto nel folle amore di Valeria Messalina, la incitava a fare di più. Non voleva aspettare la morte di Tiberio Claudio per vecchiaia. Il giovane era libero e pronto a sposare Messalina e ad adottare il figlio Britannico. E anche a prendere la guida dell’impero. Valeria Messalina era però scettica, non per scrupoli verso il marito, ma perché temeva che una volta arrivato al potere, l’amato l’avrebbe ripudiata. Tuttavia, l’idea delle nozze era per l’imperatrice un’irresistibile provocazione verso tutta Roma. Aspettò un temporaneo allontamento di Tiberio Claudio per sposarsi con Gaio con solennità e ostentazione agli Orti luculliani.

Trovandosi a Ostia, informato dell’avvenimento, Tiberio Claudio aprì finalmente gli occhi: in gioco vi era la sua carica di imperatore. Valeria Messalina e Gaio Silio stavano tentando il colpo di Stato. Tiberio Claudio uscì dal suo torpore e riunì i collaboratori più fedeli. Il consigliere Narciso si fece eleggere unico comandante del Pretorio per quel giorno e ordinò di arrestare tutti i partecipanti a quello scandaloso matrimonio.

Messalina perduta

Messalina perduta
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Appena si sparse la voce che da Ostia stavano arrivando le centurie dei pretoriani, la festa di matrimonio, che nel frattempo si era trasformata in un’orgia senza freni, divenne un fuggi fuggi. Messalina capì era giunta la fine, ma corse al Palazzo per prendere i figli Ottavia e Britannico. Si rifugiò nella casa delle Vestali e le pregò di intercedere con l’imperatore a suo favore. Ma esse rifiutarono. Valeria Messalina corse allora verso la carrozza dell’imperatore che stava giungendo in città. Lo pregò e lo supplicò. Claudio, tentennante, non disse una parola, incerto sul da farsi. Intervenne allora Narciso che, sceso dalla carrozza, iniziò ad apostrofare violentemente la moglie e i figli dell’imperatore.

Il consigliere Narciso determina le sorti dell’imperatrice

Intanto, Gaio Silio era stato preso prigioniero. Da valente soldato quale era, chiese una morte veloce. Anche gli altri che avevano tentato la sorte con lui morirono con pari dignità. Solo Mnestere rifiutò di morire. Tiberio Claudio rientrò a Palazzo e iniziò a pensare con nostalgia a Valeria Messalina. Ordinò che il giorno successivo fosse portata al suo cospetto per ascoltare la sua difesa.

Narciso impallidì. Capiva che l’imperatore, sbollita l’ira, tornava a essere preda dell’amore per la moglie. Egli era ben consapevole che una notte con Messalina poteva significare la sua morte immediata. Tuttavia, Narciso era il solo comandante del Pretorio fino all’alba dell’indomani, così come precedentemente disposto dall’imperatore stesso. Era giunto il momento di giocarsi il tutto per tutto. Egli scese in cortile e ordinò al tribuno di guardia e ai centurioni di uccidere Valeria Messalina secondo il volere dell’imperatore. Per l’esecuzione, però, chiamò un liberto di sua fiducia, Evodo, di cui si era servito già in passato.

La morte di Valeria Messalina

Francesco Solimena - Morte di Messalina
Francesco Solimena – Morte di Messalina, Wikimedia Commons

Intanto Valeria Messalina era tornata agli Orti luculliani, aspettando la sua sorte, sconsolata e in lacrime. Era con lei la madre, Domizia Lepida. All’improvviso le porte si spalancarono e nella camere entrarono gli esecutori, tra cui l’ex schiavo Evodo, che iniziò a insultarla pesantemente. In quell’istante, per la prima volta, l’imperatrice prese coscienza del baratro in cui era caduta e quale era la sorte toccata. Afferrò un pugnale, minacciando di uccidersi, finché un colpo del tribuno la trafisse.

La notizia della morte dell’imperatrice fu data a Tiberio Claudio quand’egli si trovava ancora a tavola. Non chiese come fosse morta la moglie e, bicchiere alla mano, continuò a banchettare come nulla fosse. Anche nei giorni successivi non chiese e non diede segno di dolore o di sollievo. Valeria Messalina fu imperatrice di Roma dal 41 fino al novembre del 48 d.C. Le sue statue furono abbattute e, come damnatio memoriae, nessuna immagine sopravvisse a testimoniare la sua leggendaria bellezza.

Libri per approfondire

Messalina. Leggenda e storia di una donna pericolosa

Messalina e la Roma imperiale dei suoi tempi

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