Maria I di Portogallo (1734-1816) è stata regina del Portogallo dal 1777 fino alla sua morte nel 1816. È nota per essere stata la prima donna a governare il Portogallo con il titolo di regina regnante e per il suo periodo di governo, caratterizzato inizialmente da riforme illuminate e successivamente da una grave instabilità politica a causa della sua malattia mentale.
Breve biografia e ascesa al trono
Maria Francesca Isabella Josefa Antónia Gertrudes Rita Joana (nome completo) nacque il 17 dicembre 1734 a Lisbona, figlia del re Giuseppe I del Portogallo e della regina Mariana Vittoria di Borbone-Spagna. Sposò suo zio, Pietro III del Portogallo, che divenne re consorte quando Maria salì al trono alla morte del padre nel 1777.
Conosciuta per la sua profonda fede cattolica e il suo interesse per le arti e la cultura, Maria I di Portogallo inizialmente governò in modo energico e riformista, opponendosi alle politiche autoritarie del marchese di Pombal, primo ministro del padre. Licenziò Pombal e cercò di ripristinare alcuni privilegi della nobiltà e del clero, favorendo al contempo lo sviluppo economico e culturale del Portogallo.
Il declino mentale

A partire dal 1786, dopo la morte del marito, Maria I iniziò a mostrare segni di una grave instabilità mentale, caratterizzata da episodi di depressione e crisi religiose. Nel 1792, a causa del peggioramento delle sue condizioni, fu dichiarata incapace di governare e il figlio, il principe Giovanni, assunse la reggenza del regno.
Maria I di Portogallo è ricordata per aver promosso l’istruzione e le arti, oltre che per la fondazione di istituzioni religiose e culturali, tra cui la Real Academia das Ciências. Il suo regno segnò una fase di transizione per il Portogallo, con l’ascesa del Brasile come centro dell’impero portoghese, che avrebbe poi portato alla sua indipendenza nel 1822. Il suo successore fu il figlio Giovanni VI, che divenne re del Portogallo dopo la sua morte.
Il contesto storico
Alla fine del XVIII secolo, il Portogallo si trovò al centro delle pressioni internazionali dovute alla politica espansionistica di Napoleone Bonaparte. Il sovrano francese pretendeva che il Portogallo chiudesse i propri porti alle navi britanniche, in linea con il Blocco Continentale, la strategia volta a isolare economicamente il Regno Unito. Tuttavia, il Portogallo, storicamente alleato della Gran Bretagna, si rifiutò di obbedire.
Di conseguenza, Napoleone ordinò l’invasione del Portogallo. L’esercito francese marciò verso Lisbona con l’obiettivo di occupare la città e catturare la famiglia reale. Per evitare la prigionia, la regina Maria I e la corte portoghese decisero di fuggire in Brasile, allora colonia del Portogallo. All’epoca della fuga, la regina era già affetta da gravi disturbi mentali da oltre quindici anni, e il governo del regno era stato di fatto assunto dal figlio, il principe Giovanni.
Le tragedie personali
Il 17 dicembre 1788, in occasione del suo cinquantaquattresimo compleanno, la regina Maria I di Portogallo tenne un’udienza ufficiale nel Palazzo di Ajuda a Lisbona. Durante la cerimonia, l’inviato britannico Robert Walpole notò un profondo stato di afflizione nella sovrana, segno di un crescente malessere psicologico. Negli ultimi tre mesi, Maria aveva vissuto una serie di tragedie che segnarono profondamente il suo stato emotivo. Il 11 settembre 1788, il suo primogenito, il principe José, morì a causa del vaiolo. Poco dopo, la sua unica figlia, Mariana, sposata con un membro della famiglia reale spagnola, contrasse la stessa malattia e morì il 2 novembre, seguita a breve dal marito e dal loro figlio appena nato.
Come se non bastasse, il 29 novembre, Maria I di Portogallo perse anche il suo confessore e consigliere spirituale di lunga data, Inácio de São Caetano, morto per un ictus nel Palazzo di Queluz. Questi eventi ebbero un impatto devastante sulla psiche della regina, già incline alla depressione e all’instabilità emotiva. Le perdite familiari e il senso di solitudine contribuirono ad aggravare il suo stato mentale, portandola progressivamente a una condizione di totale incapacità di governo.
Due sovrani in difficoltà

Nonostante il dolore per le tragedie personali, la regina Maria I del Portogallo affrontò con compostezza le formalità del suo cinquantaquattresimo compleanno. Durante l’udienza ufficiale, mantenne la sua consueta grazia e intrattenne una conversazione con Robert Walpole, l’inviato britannico.
Tra i vari argomenti trattati, discussero della salute mentale di Giorgio III d’Inghilterra, che in quel periodo stava vivendo il suo primo episodio di demenza, oggi attribuito alla porfiria, ma all’epoca considerato un segno di follia. La malattia si era manifestata sei settimane prima e il re era sotto la cura del dottor Francis Willis, un medico specializzato nel trattamento dei disturbi mentali. Maria, mostrando empatia per la difficile situazione del sovrano britannico, espresse la sua preoccupazione e chiese a Walpole di trasmettere a Giorgio III “i suoi sinceri auguri per un rapido ripristino della sua salute”.
Maria I di Portogallo e la famiglia
Le parole della regina furono particolarmente toccanti perché Maria I di Portogallo stava iniziando a manifestare i primi sintomi di instabilità mentale. La sua fragilità psicologica non era un caso isolato nella sua famiglia: sia suo nonno materno, Filippo V di Spagna (1683-1746), che suo zio, Ferdinando VI (1713-1759), soffrirono di gravi disturbi mentali. Entrambi vissero gli ultimi anni in uno stato di completa follia, e la malattia sembrava ripresentarsi nella regina del Portogallo.
I sintomi di Maria I cominciarono a emergere proprio in questo periodo, con segni di crescente paranoia, ossessioni religiose e momenti di depressione profonda. La sua condizione peggiorò rapidamente, tanto da rendere necessario, pochi anni dopo, il passaggio effettivo del governo al figlio Giovanni VI, che assunse la reggenza del regno.
La follia nella dinastia Borbone
Uno dei casi più estremi di malattia mentale nella famiglia di Maria I di Portogallo fu quello di Filippo V di Spagna, il quale soffrì di episodi di delirio per gran parte della sua vita. Il suo primo attacco di follia risale al 1717, quando iniziò a credere di essere consumato dal fuoco dall’interno, vedendolo come una punizione divina per i suoi presunti fallimenti personali. La sua condizione oscillava tra una letargia estrema e improvvisi scatti di violenza incontrollata. Urlava per ore, cantava a voce alta, si mordeva e si rifiutava di tagliarsi i capelli, la barba e le unghie. Inoltre, soffriva di allucinazioni e convinzioni bizzarre, come il timore che i suoi piedi avessero dimensioni diverse, motivo per cui credeva di non poter camminare.
I parallelismi tra Filippo V e Maria I sono evidenti, poiché entrambi mostrarono segni di squilibrio mentale progressivo, culminando in una completa incapacità di governare. La storia della dinastia Borbone era segnata da un’eredità di disturbi mentali, che nel caso di Maria I portarono al suo definitivo isolamento dal potere e al suo trasferimento forzato in Brasile durante l’invasione napoleonica.
Ferdinando VI e l’eredità della follia
Ferdinando VI di Spagna, zio materno della regina Maria I di Portogallo, ereditò la malattia mentale del padre, Filippo V. Visse gran parte della sua vita nel terrore della morte improvvisa, convinto che il suo corpo fosse deteriorato internamente e che, se si fosse coricato, sarebbe deceduto. Questa paranoia lo portò a comportamenti estremi: rifiutò di essere lavato, rasato o vestito, evitò il cibo solido assumendo solo liquidi e alternò fasi di depressione profonda a episodi di agitazione incontrollata.
Nei periodi di crisi, Ferdinando VI batteva la testa contro il muro, attaccava i suoi servitori e trascorreva giorni senza dormire. In altri momenti, cadeva in una letargia totale, rimanendo immobile e silenzioso per ore. Questi comportamenti estremi erano gli stessi che, qualche decennio dopo, avrebbero afflitto Maria I di Portogallo, segno di una predisposizione familiare alla malattia mentale.
Maria I di Portogallo e il marchese di Pombal

Maria I visse gran parte della sua vita sotto l’ombra del primo ministro di suo padre, il marchese di Pombal (Sebastião de Carvalho e Melo). Pombal era un riformatore illuminista con idee fortemente anti-ecclesiastiche, ma anche un despota che governava con pugno di ferro. Durante il regno di Giuseppe I (1714–1777), padre di Maria, il marchese aveva consolidato un potere assoluto, perseguitando l’aristocrazia e imprigionando senza processo numerosi oppositori.
Maria, profondamente religiosa e affetta da quella che oggi si potrebbe definire depressione e ossessioni religiose, si convinse che l’anima di suo padre fosse condannata alla dannazione eterna per aver permesso la repressione di tanti sudditi. Non potendo fare nulla per riparare al presunto peccato, sviluppò la convinzione che anche lei fosse dannata e destinata alle fiamme dell’Inferno.
Un nuovo confessore e il peggioramento della regina

L’unico che riusciva a rassicurarla era il suo confessore di lunga data, Inácio de São Caetano, che per anni aveva calmato le sue paure con parole di conforto. Tuttavia, nel dicembre 1788, dodici giorni prima del suo compleanno, il confessore morì, lasciando Maria senza il suo principale sostegno. Il suo successore, il vescovo di Algarve José Maria de Melo, si rivelò una scelta disastrosa: invece di rassicurarla, alimentava le sue paure religiose, predicando incessantemente sui tormenti dell’Inferno.
La regina, già fragile, precipitò rapidamente in uno stato di terrore costante. Ogni notte era tormentata da ansia e panico, il sonno era frammentato e gli attacchi di malinconia divennero più frequenti. Quando nel luglio 1789 scoppiò la Rivoluzione Francese, Maria I di Portogallo proibì la diffusione delle notizie da Parigi, temendo che il popolo portoghese potesse insorgere contro la monarchia come accaduto in Francia.
Il crollo definitivo
Nel dicembre 1791, la situazione della regina peggiorò ulteriormente e i medici furono convocati per valutare le cause del suo malessere. Il 4 gennaio 1792, fu sottoposta a un salasso forzato, una pratica medica comune all’epoca, ma che trovò particolarmente angosciante. Il 26 gennaio, nella residenza reale di Salvaterra, ebbe un attacco di frenesia da cui non si sarebbe più ripresa completamente. Le sue condizioni erano ormai imprevedibili: alternava momenti di lucidità a crisi di furore, trascorreva le notti in agitazione, urlando di paura. Il 2 febbraio ebbe un attacco particolarmente violento, che portò il governo a prendere una decisione drastica: Maria doveva essere allontanata dalla capitale.
Il 4 febbraio 1792, Lisbona entrò in allarme: tutti gli spettacoli pubblici furono cancellati, nelle chiese si recitavano preghiere per la salute della regina, e le immagini sacre furono portate in processione fino al palazzo. Il ministro degli Esteri, Luís Pinto, inviò un messaggio urgente all’ambasciatore portoghese a Londra, chiedendo l’intervento del medico Francis Willis, noto per aver trattato Giorgio III d’Inghilterra.
L’ultima speranza: il trattamento del Dottor Willis
Il dottor Francis Willis, che aveva guadagnato fama per aver curato Giorgio III, accettò l’incarico e giunse a Lisbona il 15 marzo 1792. Tuttavia, dopo aver osservato Maria, si rese conto che le sue condizioni erano più gravi di quelle del re britannico e che i suoi metodi tradizionali difficilmente avrebbero funzionato. Willis tentò comunque i trattamenti dell’epoca: camicia di forza, bagni ghiacciati, vesciche per la pelle e clisteri forzati. Nella speranza di migliorare la sua condizione, suggerì di allontanarla da Lisbona e di portarla in un luogo più tranquillo, ma la corte portoghese rifiutò ogni cambiamento che rompesse il protocollo.
Nonostante gli sforzi, le condizioni di Maria peggiorarono sempre di più. Alternava momenti di completa apatia a stati di estrema agitazione e allucinazioni. Nell’agosto 1792, il dottor Willis lasciò il Portogallo, ammettendo di non poter fare nulla per la sovrana.
La fuga in Brasile e gli ultimi anni

Nel novembre 1807, con l’invasione francese del Portogallo, la famiglia reale fu costretta a fuggire in Brasile. Maria, ormai completamente alienata dalla realtà, fu portata a bordo della nave reale con la forza, urlando e opponendo resistenza. Dopo un viaggio tormentato, la corte giunse a Rio de Janeiro nel marzo 1808. Tuttavia, gli anni trascorsi nel clima tropicale non portarono alcun miglioramento alla salute della regina. Maria visse isolata in un convento carmelitano, lontana dagli affari di stato, mentre il figlio Giovanni VI governava come reggente.
Morì in Brasile il 20 marzo 1816, dopo quasi venticinque anni di follia, senza mai riprendersi completamente. La sua storia rimane uno degli esempi più drammatici di malattia mentale in una casa reale europea, aggravata da un contesto di traumi personali, instabilità politica e credenze religiose ossessive.