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Il monastero di Santa Croce del Corvo

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Pagina Facebook Monastero Santa Croce - Bocca di Magra

Il monastero di Santa Croce del Corvo dei Padri Carmelitani Scalzi
è una casa religiosa e di ospitalità situato nella frazione di Bocca di Magra, nel comune di Ameglia (La Spezia). Si tratta di un edificio storico e religioso affascinante, collocato in un ambiente naturale e paesaggistico di estrema bellezza al confine tra Liguria e Toscana.

Monastero di Santa Croce del Corvo a Bocca di Magra

Il nucleo originario del Monastero di Santa Croce del Corvo a Bocca di Magra risale alla fondazione del 2 febbraio 1176 per volere del Vescovo di Luni Pipino. La sua lunga storia ci ha consegnato un complesso straordinario dove la religiosità si lega alla natura, alla cultura e all’arte. Dal celebre e antico crocifisso la Santa Croce del Corvo deriva il nome al luogo ed è strettamente legato alla storia della fondazione monastica. Si narra che dal monastero passò Dante Alighieri, una presunta presenza che ancora oggi suscita dibattiti tra studiosi e appassionati.

Dove si trova

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Il complesso monastico di Santa Croce del Corvo si trova sopra il paese di Bocca di Magra, una frazione del Comune di Ameglia. I vari edifici storici che ricadono nella proprietà dei Padri Carmelitani Scalzi sono sparsi in un ameno territorio a mezza costa del Monte Caprione, alla destra del fiume Magra, sopra la sua foce e proteso verso il mare aperto. Il Monastero di Santa Croce del Corvo offre così uno spazioso e splendido panorama sulla Val di Magra, le Alpi Apuane e la costa tirrenica.

La storia del Monastero di Santa Croce del Corvo

Come abbiamo visto, l’atto ufficiale di fondazione del Monastero di Santa Croce del Corvo avvenne il 2 febbraio 1176 per volere del vescovo di Luni Pipino Arrighi. Tuttavia, secondo alcune fonti storiche, già prima dell’anno Mille qui era presente una cappella in cui era conservato un crocefisso ligneo.

La fondazione

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In un atto di donazione del 2 febbraio 1176, redatto nella curia di Ameglia, sede del vescovo di Luni prima del trasferimento a Sarzana, si legge che il vescovo Pipino donò un appezzamento di terra “in loco qui dicitur Casale” a un tale “monaco del Corvo”, affinché vi edifichi un “monasterium in honorem Dei
et vivifice Sancte Crucis et beatissimi Nichodemi confessoris“. Probabilmente, esisteva in quel luogo già una chiesa o cappella dedicata alla Santa Croce e al suo leggendario scultore Nicodemo (vedi più avanti). Ciò fa presupporre che nella piccola chiesa del Corvo fosse già venerato un crocifisso che si riteneva opera di Nicodemo.

Il luogo ameno, ma difficile da raggiungere, fece sì che pochi religiosi accorsero e nel 1186 il vescovo di Luni Pietro decise di affidare la gestione del monastero al convento benedettino di San Michele in Orticaria di Pisa che lo mantenne fino all’abbandono, avvenuto intorno al 1360. Nonostante ciò, i contrasti tra i due enti circa la gestione si protrassero per molti anni.

L’abbandono e le vicende successive

L’essere esposti a continui attacchi da parte dei pirati e le guerre tra Lucca, Pisa, Firenze e Genova resero difficili le condizioni di vita dei monaci che decisero di abbandonare il monastero alla metà del Trecento. Dunque, il monastero cadde in rovina, i monaci si trasferirono a Sarzana, portandovi anche la Santa Croce del Corvo, per la cui accoglienza era stata intanto costruito il monastero e la chiesa di S. Croce dei Benedettini (oggi di incerta collocazione e identificazione). Tuttavia, nel corso del XVII secolo, la curia sarzanese decise di conservare in minima parte il monastero. L’abate Egidio Cattaneo fece costruire sul sito dell’abside dell’antica chiesa una cappella dove collocarvi nuovamente il grande Crocifisso ligneo. Per l’occasione furono realizzati ambienti per i sacerdoti che mantennero in vita la devozione al Crocifisso durante il Sei e il Settecento.

Facciamo un salto in avanti e arriviamo alla metà dell’Ottocento quando, con una legge del ministero Cavour, si chiusero molti conventi e il complesso del monastero di Santa Croce del Corvo fu venduto a Carlo Fabbricotti, facoltoso imprenditore di Carrara, che aveva già acquistato la vicina piana di Marinella per realizzarvi la tenuta agricola. Con il fallimento delle attività dei Fabbricotti, la proprietà passò al Monte dei Paschi di Siena e infine nel 1954, ai Padri Carmelitani Scalzi della Provincia Ligure. Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale, il monastero fu occupato dalle truppe tedesche e subì ingenti danni a causa dei bombardamenti. Dal 1988 l’intero complesso iniziò a essere studiato in maniera scientifica, permettendo di individuare le parti originarie che risalivano all’epoca della sua fondazione.

La questione di Dante

Rizzo Luigi (1849), Dante e Frate Ilario al Convento di Santa Croce 1851
Rizzo Luigi (1849), Dante e Frate Ilario al Convento di Santa Croce 1851

Secondo la tradizione, Dante Alighieri soggiornò, o fu comunque presente, al Monastero di Santa Croce del Corvo durante gli anni del suo esilio, che egli trascorse tra Forlì e la Lunigiana. A dircelo è una trascrizione attribuita a Boccaccio, primo biografo di Dante, di una lettera di frate Ilaro del Corvo, contenuta nel codice Laurenziano e resa nota dall’abate Lorenzo Mehus nel 1759. Il documento fu accolto con scetticismo circa la sua autenticità, ma ancora oggi non cessa di suscitare dibattiti e ricerche. In esso si riporta che Dante sarebbe stato ospite per alcuni giorni di frate Ilaro presso il Monastero del Corvo.

In cambio, il sommo poeta gli avrebbe donato una copia dell’Inferno, pregandolo anche di recapitarla al signore di Arezzo e Pisa, Uguccione della Faggiola, a cui era dedicata. Non sappiamo se Dante dimorò davvero presso il monastero, anche se ciò non è da ritenersi inverosimile. Infatti, il sommo poeta trascorse gran parte dei suoi anni dell’esilio da Firenze dimorando in vari borghi della Lunigiana, presso i signori Malaspina. E’ certo che proprio per i Malaspina egli agì come rappresentante legale, firmando il 6 ottobre del 1306, la pace di Castelnuovo Magra che pose fine al lungo contrasto tra i marchesi Malaspina di parte imperiale dello Spino Secco e il vescovo conte di Luni Antonio Nuvolone da Camilla.

La Santa Croce del Corvo

Santa Croce del Corvo
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Il monastero prende nome dalla più importante opera ivi conservata da tempo immemore, la Santa Croce del Corvo. Si tratta di un grande crocifisso ligneo realizzato tra l’XI e il XII secolo. La Santa Croce rappresenta Cristo tunicato in grandi dimensioni, basti pensare che solo il volto è lungo ben 50 centimetri. L’opera d’arte sacra in origine era dipinta. Lo stile ha chiara influenza orientale e il culto dei crocifissi tunicati era ben presente nei monasteri benedettini e camaldolesi di area spagnola. A questa tipologia di crocifissi si rifà anche il Volto Santo di Lucca che, secondo una leggenda nata alla fine del XI secolo, fu realizzato dal santo Nicodemo in persona. Come abbiamo visto nell’atto di fondazione del monastero, anche al Corvo si riteneva la Santa Croce opera di Nicodemo.

Secondo la tradizione, il crocifisso arrivò al porto di Luni nel 742 a bordo di una imbarcazione priva di equipaggio. Lucca e Luni iniziarono a contendersi questa croce che, essendo giunta da sola, doveva essere miracolosa. Ebbe la meglio Lucca in quando la curia sostenne che in città esistesse da più tempo la devozione per Nicodemo artista. Inoltre, Lucca era una città più importante e ricca, rispetto a una piccola Luni in piena decadenza. Secondo gli studiosi, dunque, la Santa Croce di Bocca di Magra è probabilmente una copia, realizzata nel XII secolo, del primo Volto Santo, sbarcato a Luni forse dall’Oriente nel 742, come narra la leggenda.

Monastero di Santa Croce del Corvo: cosa vedere

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Frati Carmelitani Scalzi

Ecco ora cosa vedere al Monastero di Santa Croce del Corvo e gli edifici storici che compongono il complesso convenutale di Bocca di Magra.

Chiesa di Santa Croce

La chiesa di Santa Croce presenta le fattezze apportate dall’intervento seicentesco, quando essa riaccolse la Santa Croce proveniente da Sarzana. Mostra pertanto la chiusura dell’abside per ottenere la Cappella del Crocefisso e la realizzazione a forma quadrata sui ruderi del transetto sinistro dell’alloggio del cappellano o del custode del Crocefisso, oggi detta “Ospizio“.

Inoltre, la Chiesa di Santa Croce mostra pavimentazioni in marmo e vari elementi in ardesia. Sulla mappa realizzata nel 1773 da Matteo Vinzoni (vedi più avanti in “Aspetti Archeologici”) possiamo notare la struttura della chiesa preesistente con la navata centrale, l’abside, il campanile, di cui oggi rimangono solo le rovine, e le due cappelle laterali, attualmente adibite a Convento e Ospizio.

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Il Conventino

Alla destra della Cappella del Crocefisso è situato l’edificio del Conventino, che prima dell’intervento seicentesco, era parte integrante della Chiesa di Santa Croce. Del Convento originario abbiamo solo le fondamenta perimetrali e un piccolo edificio angolare. Sul Convento, nel corso dell’Ottocento, la famiglia Fabbricotti fece realizzare l’imponente torre merlata, che presenta quattro piani con ambienti semplici.

il Conventino conserva le tracce della parte più antica del monastero, con i resti della torre campanaria, utilizzata in passato come torre difensiva e di avvistamento, e le mura perimetrali dell’antica chiesa, che immette alla Cappella del Crocifisso. Su questo impianto fu aggiunto anche il chiostro neogotico, voluto da Carlo Andrea Fabbricotti. Una lapide ricorda il passaggio di Dante presso il Monastero di Santa Croce del Corvo e frate Ilaro.

Castello Fabbricotti

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Con le leggi Siccardi e Rattazzi del 1850, che decretarono la chiusura di molti conventi e la confisca dei loro beni, l’imprenditore del marmo carrarese Carlo Fabbricotti acquistò il monastero di Santa Croce del Corvo e gli edifici della Sanità e il Fortino. Suo figlio Carlo Andrea, nel 1892, si stabilì qui assieme alla moglie, abitando prima nella Casa della Sanità, poi nel monastero di Santa Croce, infine, nel Castello Fabbricotti, fatto costruire nel 1898. Questa dimora, dalle fattezze di un castello turrito medievale, quindi in stile neogotico, fu realizzato su progetto dello stesso Carlo Andrea.

Acquistato, assieme al resto della proprietà, dai Padri Carmelitani Scalzi, negli anni Cinquanta del Novecento il Castello fu sottoposto a un restauro e a un ampliamento per convertirlo in una struttura di accoglienza per pellegrini e turisti e per svolgervi convegni e ritiri, funzioni che mantiene ancora oggi. Attualmente, dunque, l’edificio è una Casa di Ospitalità, caratterizzata da due corpi distinti: il blocco ottocentesco, turrito e arricchito con blocchi di portoro dell’isola Palmaria, che lo rendono simile a un antico castello medievale, e la parte moderna degli anni Sessanta che ha preso il posto dell’ala est del Castello Fabbricotti, irrimediabilmente danneggiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Edificio Chalet

L’edificio Chalet San Giuseppe sorge isolato a ovest del Castello Fabbricotti. Fu costruito dai Fabbricotti secondo il progetto di un vero chalet alpino immerso tra gli alberi con la funzione di essere una coffee e fumoir house per soli uomini. Tuttavia, con la ristrutturazione degli anni Sessanta del Novecento, fu modernizzato e assunse le attuali sembianze. E’ in parte ancora leggibile lo stile eclettico che caratterizzò il piccolo edificio nella prima metà del XX secolo. Oggi è una delle case vacanze del Monastero di Santa Croce del Corvo.

Casa del Tè

La Casa del Tè o Casa Turca fu costruita negli stessi anni del Castello Fabbricotti come padiglione immerso nel parco circostante, non lontano dall’ingresso. Originariamente mostrava uno stile eclettico, secondo il gusto tipico della fine dell’Ottocento, con influenze dell’architettura orientaleggiante che conferirono alla struttura un’eleganza particolare. Gravemente danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale, oggi il piccolo edificio appare in rovina.

Casa della Sanità e il Fortino

Casa della Sanità è un modesto edificio posto in riva al mare e, come l’edificio detto il Fortino Santa Maria, risale all’epoca in cui le coste mediterranee furono colpite da gravi pestilenze, a cavallo tra il Sei e il Settecento. La Repubblica di Genova, per tenere sotto controllo il contagio e limitare gli sbarchi clandestini, costruì lungo le coste dei presidi militari, detti “casette di Sanità”, dotate di fortificazioni e uomini di guardia.

Il Fortino e la Casa della Sanità fanno parte di questo complesso, oggi ad uso turistico, e descritto nell’”Atlante della Sanità” di Matteo Vinzoni del 1754. Entrambi gli edifici furono occupati dalle forze tedesche nella Seconda Guerra Mondiale. Nel 1954 i Padri Carmelitani Scalzi si interessarono alla Casa della sanità e al Fortino e li acquistarono per stabilirvisi. Il Fortino Santa Maria, che poggia sui resti di una preesistente fortezza di epoca medievale, è caratterizzato da un piccolo museo al piano terra, dedicato al Cardinale Anastasio Ballestrero, che abitò qui dal 1989 al 1998.

Aspetti archeologici

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Città della Spezia

Le antiche tracce del monastero della prima fondazione sono rappresentate dai ruderi della piccola chiesa romanica. Del monastero originario abbiamo solo tratti dell’antico muro di cinta e la cisterna. Le rovine della chiesa romanica, più consistenti, furono rimaneggiati due volte, nel XVII e nel XIX secolo. Possiamo farci un’idea chiara di ciò che rimaneva dell’antico impianto grazie ai rilievi effettuati nel 1773 da Matteo Vinzoni nella “Raccolta delle città, fortezze, castelli e luoghi importanti appartenenti al dominio della Repubblica di Genova“.

Da questi rilievi possiamo osservare che la chiesa aveva una pianta a croce latina con mura ancora abbastanza leggibili nel corpo longitudinale, nel transetto e nel muro perimetrale dell’abside. In base ai dati forniti dal Vinzoni, gli studiosi hanno stimato che la chiesa misurava 27 metri e mezzo di lunghezza e 25 metri di larghezza al transetto. Il piccolo monastero
sorgeva a sinistra della chiesa, da cui era separata da uno spazio adibito a orto.

Arte e cultura

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Cartolina d’epoca

La Via Crucis della cappella principale è caratterizzata dalle formelle in vetro smaltato, in vivaci colori, opera di Gianfranco Cappelle di Milano (1916-1983), artista che trascorse l’ultimo anno della sua vita presso il monastero. Lungo il viale principale del parco troviamo i bassorilievi in marmo bianco della Via Crucis, opera di autore ignoto. La parte superiore del parco è caratterizzata dalla presenza della Via del Rosario che mostra i misteri del rosario in venti tavole in bronzo, realizzate da diversi artisti, in parte provenienti dal Museo diocesano della Spezia e collocate su blocchi di marmo rosso di Francia.

Il piano terra e il terzo piano del Castello Fabbricotti recano le ceramiche maiolicate di Angelo Biancini, artista ceramista del Novecento, a cui i Musei Vaticani di Roma hanno dedicato un’intera stanza. Infine, la famiglia Fabbricotti ha lasciato un insieme eterogeneo di opere d’arte, tra cui ricordiamo le due sfingi in marmo di Carrara, poste all’ingresso del parco, e due statue raffiguranti le stagioni. Il piazzale d’ingresso reca la Grotta di Lourdes e l’Edicola di San Giuseppe volute da Carlo Andrea Fabbricotti.

Il parco e il mare

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Ente Parco di Montemarcello Magra Vara

Il monastero di Santa Croce del Corvo è immerso in un parco naturale di dieci ettari, all’interno del quale si possono percorrere viali, scalinate e i sentieri di epoca tardo-romantica, appartenenti all’antico impianto conventuale. Una lecceta secolare si protende sul mare, alternata alla macchia mediterranea e palme. Antichi cedri fanno da contorno all’uliveto che produce tuttora olio.

Il parco è caratterizzato anche dalla presenza del monumentale canale di convoglio delle acque lungo la collina e verso il mare, opera dei Fabbricotti. Esso funge da scalinata ma quando piove diventa un suggestivo ruscello con cascatelle. Tra la natura del parco sono collocate Porta Turca e Porta Romanica, due storiche porte di accesso, non più in uso e recanti uno stile eclettico. Il complesso del monastero di Santa Croce del Corvo si affaccia direttamente sul mare. Dalle balconate e dalle terrazze si può ammirare la linea di costa, le Alpi Apuane, il mare, la Val di Magra e Fiumaretta. Alcune scalinate conducono alle scogliere e alla spiaggia privata, destinata agli ospiti delle case vacanze del complesso.

Il Monastero oggi e l’uso turistico

Dagli anni Sessanta, il Monastero di Santa Croce del Corvo è una casa di spiritualità e una struttura di accoglienza turistica per ospitare singoli e gruppi che desiderano trascorrere un periodo di riposo, raccoglimento e di preghiera. Il Castello Fabbricotti – Casa di Ospitalità mette a disposizione 90 camere e spazi comuni mentre nel parco sono disseminate le case vacanza autogestite. Per maggiori informazioni Monasterosantacroce.it.

Come visitare il Monastero di Santa Croce del Corvo

Per visitare il complesso del Monastero di Santa Croce del Corvo occorre soggiornarvi o prendere parte alle attività religiose.

Come arrivare

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Cartolina d’epoca

Uscire al casello di Sarzana e seguire le indicazioni per Ameglia e poi per Bocca di Magra. All’ingresso del paese, imboccare la strada a destra e seguire l’insegna marrone “Monastero Santa Croce”. Si sale per alcuni tornanti lungo la strada che conduce al borgo di Montemarcello, poi si svolta a sinistra seguendo ancora le indicazioni per “Monastero Santa Croce”. A un certo punto, sulla destra, troverete il cancello di ingresso.

Libri per approfondire

Dante, Carrara e val di Magra. I riferimenti al territorio nelle opere del poeta

Monastero di Santa Croce del Corvo immagini

Video monastero del Corvo

Mappa del Monastero di Santa Croce del Corvo

Mappa del Monastero di Santa Croce del Corvo
monasterosantacroce.it

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Ufficio di informazioni turistiche nelle vicinanze

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