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Cose da vedere all’isola del Tino e Tinetto

isola del tino
CAI

L’Isola del Tino, situata nel Mar Ligure all’estremità occidentale del Golfo della Spezia, rappresenta un luogo di straordinario interesse storico, culturale e naturalistico. Nonostante le sue dimensioni modeste, l’isola custodisce un patrimonio ricco e variegato, frutto di secoli di storia e di una posizione geografica strategica.

Storia dell’Isola del Tino

Le prime tracce di frequentazione dell’Isola del Tino risalgono all’epoca romana. Sebbene le evidenze strutturali siano limitate, il ritrovamento di materiali ceramici e numismatici suggerisce una presenza romana sull’isola. Questi reperti indicano che l’isola era inserita nelle rotte commerciali del Mediterraneo, fungendo probabilmente da punto di riferimento per i naviganti dell’epoca. Tuttavia, le strutture visibili oggi sono prevalentemente di epoche successive, lasciando spazio a ipotesi e ricerche continue per comprendere appieno il ruolo dell’isola durante il periodo romano.

La presenza di una cisterna sull’isola, inizialmente attribuita all’epoca romana, è stata oggetto di studi approfonditi. Analisi recenti hanno permesso di datare la costruzione della cisterna tra il 1030 e il 1060, contemporanea quindi all’impianto del monastero benedettino. Questo dato ha modificato le precedenti interpretazioni, evidenziando come l’isola abbia subito trasformazioni significative nel corso dei secoli, adattandosi alle esigenze delle comunità che vi si sono succedute.

San Venerio e l’insediamento monastico

monastero del tino
Catalogo Beni Culturali

La figura di San Venerio è centrale nella storia dell’Isola del Tino. Nato nell’isola Palmaria nel 560 circa, Venerio scelse la vicina isola del Tino come luogo di eremitaggio, vivendo in solitudine e preghiera fino alla sua morte nel 630. La sua fama di santità attirò l’attenzione di numerosi fedeli, portando alla costruzione di un piccolo santuario sul luogo della sua sepoltura, a opera di Lucio vescovo di Luni. Questo primo edificio religioso, databile tra il V e il VI secolo, rappresenta una delle testimonianze più antiche di cristianesimo nella regione.

Nel corso dei secoli successivi, l’originario santuario fu ampliato, dando vita a un complesso monastico più articolato, il monastero di San Venerio e Santa Maria del Tino, che divenne una potenza a livello locale. Tra il IX e il X secolo, la chiesa subì modifiche significative, tra cui l’aggiunta di una seconda abside, trasformandola in un edificio biabsidato. Queste trasformazioni riflettono l’importanza crescente del sito come centro religioso e la necessità di accogliere un numero maggiore di monaci e pellegrini.

Il monastero benedettino

Nel 1056, un prete di nome Pietro fondò ufficialmente il monastero benedettino sull’Isola del Tino, dedicandolo a Santa Maria e San Venerio. L’anno successivo, il 12 novembre 1057, il monastero fu consacrato, segnando l’inizio di un periodo di grande prosperità. Grazie a donazioni e privilegi papali, l’abbazia acquisì un vasto patrimonio fondiario, estendendo la sua influenza in Lunigiana, Liguria, Corsica e persino nell’area padana. I monaci godevano del diritto di eleggere il proprio abate, sottolineando l’autonomia e l’importanza dell’istituzione.

Tuttavia, la posizione dell’isola la rendeva vulnerabile agli attacchi. Nel 1379, durante la guerra di Chioggia tra Genova e Venezia, i Veneziani occuparono l’isola, saccheggiando il monastero e trafugando reliquie e beni preziosi. Questo evento segnò l’inizio di un periodo di declino per l’abbazia, che culminò nel XV secolo con l’affidamento del monastero agli Olivetani e la successiva unione con quello delle Grazie, meno esposto alle incursioni.

Ricerche archeologiche recenti

monastero san venerio
Catalogo Beni Culturali

Negli ultimi decenni, numerose campagne archeologiche hanno interessato l’isola del Tino per comprendere meglio la sua storia complessa. Scavi condotti tra gli anni Ottanta e il 2022 hanno portato alla luce strutture e reperti che hanno permesso di delineare le principali fasi edilizie del complesso monastico. L’attenzione si è concentrata soprattutto sullo studio delle tecniche costruttive e sulla datazione delle diverse parti del monastero, contribuendo a una comprensione più approfondita delle dinamiche insediative dell’isola.

Uno degli aspetti più affascinanti emersi dagli scavi riguarda le sepolture rinvenute nei pressi del monastero. In particolare, è stata scoperta una tomba risalente al Trecento, contenente gli scheletri di quattro individui, probabilmente appartenenti a una stessa famiglia.

I resti del monastero

Del complesso monastico benedettino, edificato nell’XI secolo, restano ancora oggi significative testimonianze architettoniche che permettono di ricostruirne in parte l’antico splendore. Tra gli elementi più rilevanti si distinguono la facciata, il refettorio, che è stato oggetto di un accurato restauro, e alcuni tratti dei muri perimetrali della chiesa. È ancora visibile una porzione del chiostro, al cui centro si trova un pozzo, opera pregevole in stile romanico arricchito da dettagli decorativi riconducibili all’influsso arabo-siculo. Il chiostro è collegato a un sepolcreto nobiliare, dove venivano inumati i membri di famiglie illustri che, nel corso dei secoli, sostennero il monastero attraverso lasciti e disposizioni testamentarie. Tra le sepolture gotiche si segnala in particolare quella ad arcosolio del giurista pisano Ranieri da Parlascio, figura di spicco dell’epoca.

storia dell'isola del tino
Catalogo Beni Culturali

L’arredo superstite dell’antico cenobio comprende un notevole capitello composito in marmo di Carrara, finemente scolpito con motivi vegetali e la figura di un leone. Lo stile e la lavorazione ricordano da vicino i capitelli della chiesa di San Pietro a Portovenere. Affacciato sul mare, si trova un recinto di pianta quadrangolare e un frantoio, ancora riconoscibile nella sua struttura originaria, con una macina in pietra che racconta l’autosufficienza agricola dell’insediamento. Sulle pendici a mare dell’abbazia, sono tuttora conservati gli antichi terrazzamenti, sostenuti da muretti a secco, che un tempo costituivano l’area coltivabile dei monaci. Al di sotto, su una lastra di roccia inclinata, è visibile l’imbarcadero scavato nella pietra dai frati. Dagli scavi sono poi emersi altri reperti di epoche diverse, tra cui anfore e monete romane, frammenti di ceramiche africane, e manufatti realizzati dai monaci stessi. Di particolare interesse sono i boccali in ceramica graffita policroma e un catino in maiolica, esempi di artigianato monastico che riflettono l’evoluzione culturale e materiale dell’isola nel corso dei secoli.

L’epoca moderna e le trasformazione in presidio strategico

Dopo il progressivo abbandono del monastero benedettino nel corso del tardo Medioevo e l’unione con il convento delle Grazie, l’Isola del Tino iniziò ad assumere un ruolo sempre più rilevante sotto il profilo militare. A partire dal XVIII secolo, e in modo più sistematico nel XIX, l’isola fu progressivamente integrata nel sistema di difesa marittima del Golfo della Spezia. L’Unità d’Italia e la creazione dell’Arsenale Militare Marittimo spezzino nel 1862 contribuirono ad accrescere l’interesse strategico verso il Tino, che fu sottoposto a interventi di fortificazione, inclusa la costruzione di postazioni di artiglieria, magazzini e alloggi per il presidio. La sua posizione, isolata ma vicina alla costa, ne faceva un punto ideale per il controllo degli accessi marittimi.

Nel corso del tempo, le installazioni furono ristrutturate e modernizzate, in particolare durante la Prima e la Seconda guerra mondiale. L’isola fu utilizzata come punto di osservazione, di avvistamento e di difesa costiera. Gli impianti bellici vennero mimetizzati tra la vegetazione, e furono realizzate strutture bunkerizzate, percorsi sotterranei e basamenti per mitragliatrici e cannoni. Il Tino divenne così una piccola cittadella militare autosufficiente, mantenendo tuttora molte di queste caratteristiche.

Il Novecento

tino sentieri
Città della Spezia

Durante il Novecento, l’isola del Tino continuò a svolgere un’importante funzione per la Marina Militare, non solo come presidio difensivo ma anche come punto logistico e di controllo delle rotte navali. Alcune strutture furono adattate alle esigenze della nuova guerra tecnologica, con l’installazione di sistemi radar e apparati di comunicazione. L’isola, pur non essendo coinvolta direttamente in scontri bellici, rimase sorvegliata e interdetta, contribuendo alla sicurezza dell’intero arco costiero spezzino.

Con il passare del tempo, la funzione militare si è progressivamente ridimensionata, lasciando spazio a un’attività di tutela del patrimonio storico-architettonico e paesaggistico. Le strutture militari, oggi in parte dismesse ma ben conservate, rappresentano un raro esempio di architettura difensiva costiera integrata in un contesto insulare. Il loro recupero, avviato in collaborazione con enti civili e culturali, ha permesso di renderle accessibili, seppur in maniera limitata, durante le giornate di apertura al pubblico.

Geografia

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Città della Spezia

L’isola del Tino si trova a circa 1,3 chilometri a sud dell’isola Palmaria e fa parte del comune di Portovenere, nella provincia della Spezia. Fa parte dell’arcipelago spezzino insieme alla Palmaria e al Tinetto ed è compresa nel Parco Naturale Regionale di Porto Venere. La sua posizione è strategica: si trova all’ingresso occidentale del Golfo della Spezia, un’area di grande interesse geografico e marittimo. L’isola ha una forma vagamente triangolare, con coste ripide e scoscese, tranne in alcuni punti dove il mare ha creato piccole rientranze e calette. La sua superficie complessiva è di circa 127.000 mq.

L’isola presenta un’altura centrale che raggiunge i 117 metri sul livello del mare, da cui si irradiano pendii più o meno ripidi verso la costa. Questa conformazione ha favorito l’insediamento del monastero benedettino nella parte sommitale, mentre le aree agricole, oggi terrazzate e in parte abbandonate, erano disposte sui fianchi meridionali e orientali. La sua natura geologica è prevalentemente calcarea, con affioramenti rocciosi e scogliere che rendono l’isola inaccessibile in molti punti. Tale morfologia, unita al limitato intervento umano, ha contribuito alla conservazione dell’ambiente e alla tutela della biodiversità, che rappresenta una delle principali ricchezze del Tino.

Popolamento dell’isola del Tino

isola del tino
Città della Spezia

L’Isola del Tino, a differenza della vicina Palmaria, non ha mai ospitato una comunità stabile e numerosa. La sua storia demografica è stata fortemente condizionata dalla natura religiosa e successivamente militare dell’insediamento. Nei secoli del pieno Medioevo, l’unica popolazione residente era costituita dalla comunità monastica benedettina. Con l’abbandono dell’abbazia e la trasformazione dell’isola in presidio strategico per la Marina Militare, la presenza umana si è ridotta a un numero ristretto di militari, tecnici e custodi.

Oggi l’Isola del Tino è formalmente interdetta alla residenza civile. È proprietà del Ministero della Difesa. Tuttavia, durante le aperture straordinarie, in particolare nella festività di San Venerio, l’isola è temporaneamente visitata da visitatori, studiosi e personale addetto alle attività culturali. La sua popolazione, quindi, non è stabile, ma strettamente legata alle funzioni religiose, storiche e militari dell’isola.

Servizi

Essendo una zona militare, l’isola del Tino non dispone dei classici servizi civili presenti nelle località turistiche. Non vi sono alberghi, ristoranti, bar o attività commerciali. L’unico edificio adibito ad accogliere visitatori durante le aperture straordinarie è il faro.

Nonostante l’assenza di servizi per il turismo, l’isola è ben mantenuta e i percorsi accessibili sono curati per garantire la sicurezza durante le visite guidate permesse.

Sentieri dell’isola del Tino

Sentieri dell'isola del Tino

L’isola del Tino, pur essendo piccola, è attraversata da una rete di sentieri tracciati in epoca moderna e storica. I principali percorsi collegano il molo d’approdo con i ruderi del complesso monastico, il faro e i vari punti panoramici affacciati sul Golfo dei Poeti. Alcuni di questi sentieri seguono tracciati antichi, utilizzati dai monaci per raggiungere le terrazze agricole, o dai militari per presidiare i punti strategici dell’isola.

Durante le aperture al pubblico, è possibile percorrere i sentieri principali che attraversano boschi di lecci, la macchia mediterranea e zone a strapiombo sul mare, offrendo scorci suggestivi e la possibilità di osservare resti architettonici nascosti. I dislivelli sono moderati, ma il terreno può risultare accidentato: è consigliato l’uso di scarpe da trekking e un abbigliamento adeguato.

La natura dell’isola

Dal punto di vista naturalistico, l’isola del Tino rappresenta un ecosistema di grande valore. La vegetazione è tipica della macchia mediterranea, con prevalenza di lecci, corbezzoli, lentischi e pini marittimi. L’ambiente, pochissimo antropizzato e protetto dall’accesso limitato, ha favorito la conservazione di numerose specie endemiche di flora e fauna.

Tra gli animali che popolano l’isola si annoverano gabbiani reali, falchi pellegrini, gechi, lucertole e diverse specie di insetti rari. I fondali marini circostanti sono ricchi di biodiversità, tanto da essere inclusi nelle aree protette del Parco Naturale Regionale di Porto Venere e del sito UNESCO “Portovenere, Cinque Terre e Isole”.

Isola del Tino Spiagge

L’isola del Tino non presenta spiagge nel senso tradizionale del termine. Le coste sono prevalentemente rocciose e a picco sul mare. Tuttavia, sono presenti alcune calette naturali, raggiungibili solo via mare, che offrono acque limpide e una tranquillità assoluta, immersi in un contesto incontaminato. Tuttavia, ricordiamo che non si possono raggiungere le coste, sbarcare o attraccare.

Cose da vedere all’isola del Tino

Tra le attrazioni principali dell’isola del Tino vi è il complesso dei ruderi del monastero benedettino con il chiostro, la chiesa e il refettorio, oltre ai resti delle strutture agricole e al frantoio.

Il faro del Tino, situato nella parte più alta dell’isola, è un altro punto d’interesse. Costruito nel 1840 e ancora attivo, offre una vista spettacolare sull’intero arcipelago e sul litorale spezzino. Infine, i percorsi naturalistici e i punti panoramici fanno del Tino un luogo di scoperta tanto per gli appassionati di storia quanto per gli amanti della natura.

Le rare chiese biabsidate del Tino e Tinetto

chiesa biabsidiata
Parco Portovenere

Le chiese biabisidate sono una tipologia di edificio religioso dalla particolare pianta dovuta alla presenza di due absidi. Queste sono aperte entrambe su un unico lato dell’aula, con absidi, cioè, affiancate e non poste una di fronte all’altra. Diffuse fin dalla remota antichità nell’area africana ed eurasiatica, le chiese biabsidate presentano architettonicamente due coppie di varianti che riguardano il numero e l’ampiezza delle navate. Una prima coppia riguarda il numero delle navate. La prima navata è posta a conclusione dell’aula non divisa, oppure le navate possono essere due, divise da pilastri o colonne archeggiati e terminanti con absidi.

In quest’ultimo caso, una seconda coppia di varianti riguarda la larghezza delle navate. Essa può essere uguale o maggiore di un’abside rispetto all’altra (in prevalenza la sud). In epoca carolingia, fra l’VIII e il IX secolo, le chiese biabsidate iniziarono a diffondersi nell’Italia settentrionale, nel Canton Ticino e nell’area del lago di Costanza.

In Italia

Tra il XI e il XIII secolo fanno la loro comparsa in Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana e Sardegna. Entrambe le varianti, ad aula mono o binavata, sono presenti in Piemonte, Lombardia e Liguria. La maggior parte di queste chiese furono progettate direttamente in questo modo. Talvolta invece hanno subito una trasformazione da edifici monoabsidati diventando biabsidati seguendo un processo di adeguamento liturgico.

Tuttavia, su quali fossero le esigenze liturgiche a cui dovevano rispondere queste tipologie, il campo delle ipotesi è vastissimo e aperto. Si pensa alla funzione battesimale o funeraria, o ancora alla coesistenza di riti diversi oppure a un ampliamento per uso esclusivo del clero, come si ipotizza nel caso della chiesa dell’isola del Tino nel golfo di La Spezia.

Storia delle chiese biabsidate a La Spezia

In Liguria, la maggiore presenza di chiese biabsidate si trova nel Levante. Le origini del tipo risalirebbero alla vicenda edilizia delle due importanti chiese monastiche dell’isola del Tino e del Tinetto, che sono ampiamente documentate. Nella metà del VII secolo si registra la fase 1 quando, nella piccola isola del Tino, si costruì un oratorio monoabsidato dedicato al culto del monaco eremita Venerio. A esso, tra il IX e il X secolo, si aggiunse una seconda abside (fase 2). In questo caso, la pianta biabsidata sembra derivare da un semplice ampliamento funzionale. Tuttavia, essa avrebbe poi fatto da modello per la realizzazione del nuovo impianto della chiesa di San Venerio della vicina isola del Tinetto, risalente al X-XI secolo su un sacello del V-VI secolo, recante dipinti dell’VIII-IX secolo. La chiesa del Tinetto fu costruita con unica navata a due absidi gemelle.

In provincia

Queste due chiese diventarono il modello-guida per la serie ligure dell’XI-XII secolo. Tuttavia, le chiese della serie ligure presentano absidi di diversa ampiezza, come nel caso della pieve di San Venerio a La Spezia-Migliarina, della chiesa di San Prospero a Vezzano (La Spezia), la chiesa di San Tommaso al Poggio (Rapallo). Diverso il caso della cattedrale di San Pietro a Brugnato, la cui planimetria biabsidata nella fase di ricostruzione, avvenuta dopo il 1133, deriva dalla preesistenza di due aule mononavate e absidate. La prima di queste due aule risalirebbe alla fine del V  – inizi del VI secolo e la seconda affiancata a sud risalirebbe tra la metà del X e gli inizi dell’XI secolo. In questi secoli, infatti, anche la chiesa più antica si ampliò per ospitare un fonte battesimale.

Dunque in provincia di La Spezia abbiamo quattro edifici biabsidati. Tre di essi appartengono a istituzioni monastiche, un caso unico in Italia. Considerata anche la quasi contemporaneità dei tre edifici datati al X-XI secolo, cade il significato pseudo-ereticale da taluni attribuito alle chiese biabsidate. Secondo questa ipotesi, gli autori delle chiese biabsidate si sarebbero ispirati a principi dualistici di derivazione orientale, che proprio a partire dalla metà del X secolo si diffusero in Occidente.

Faro di San Venerio

Il faro di San Venerio è il faro dell’isola del Tino e la sua costruzione ebbe inizio nel 1839 per volere del re Carlo Alberto di Savoia, e l’anno successivo, nel 1840, entrò in funzione, illuminando il tratto di mare compreso tra la Lanterna di Genova a nord-ovest e il Faro di Livorno a sud. Inizialmente, il faro utilizzava olio vegetale come combustibile, successivamente sostituito dal carbone.​ L’edificio originale, esempio di architettura fortificata neoclassica, ha subito diverse modifiche nel corso degli anni. Nel 1884 fu costruita una nuova torre più alta, dotata di lenti ottiche alimentate elettricamente da due macchine a vapore. Tuttavia, poiché questo sistema produceva un fascio di luce eccessivamente potente, nel 1912 l’impianto fu sostituito con uno a vapori di petrolio. Con l’arrivo dell’energia elettrica, il faro fu elettrificato, e nel 1985 venne completamente automatizzato.

I resti militari

Batteria antiaerea "Gregorio Ronca"
Città della Spezia

L’importanza strategica dell’isola del Tino fu riconosciuta fin dall’Ottocento, quando fu inserita nel sistema difensivo della Marina Militare italiana. Ancora oggi sono visibili numerosi resti di installazioni militari: caserme, postazioni di artiglieria, magazzini, bunker e osservatori, alcuni dei quali mimetizzati nella vegetazione.

Tra le architetture militari vi è la Batteria antiaerea “Gregorio Ronca” costruita durante la Seconda guerra mondiale a difesa della piazzaforte di Spezia e armata con 4 pezzi da 152/50 ed uno da 120/40. Situata sulla punta a nord-ovest dell’Isola del Tino, fu progettata per resistere all’isolamento tramite la dotazione di ampi e protetti magazzini e confortevoli alloggi per il personale. In una galleria si trova il fanale estraibile posto su rotaie per illuminare le navi nemiche. Dopo l’armistizio del 1943, vi fu edificata anche una casamatta secondo gli standard tedeschi in uso nel Vallo Atlantico.

Il Tinetto e la Madonna Stella Maris

stella maris
Città della Spezia

Poco distante dal Tino si trova l’isolotto del Tinetto, il più piccolo dell’arcipelago spezzino. Di particolare rilievo sono i resti di un oratorio paleocristiano del VI secolo e le fondamenta di una piccola comunità monastica. Il sito è incluso nel Patrimonio dell’Umanità UNESCO per il suo valore storico e archeologico.

L’isolotto si eleva appena 18 metri sopra il livello del mare e ha un perimetro inferiore al mezzo chilometro. Privo di vegetazione arborea, presenta solo alcuni arbusti tipici della macchia mediterranea.​

La storia

Nonostante le dimensioni ridotte, il Tinetto conserva importanti testimonianze di un antico cenobio paleocristiano. Nella parte occidentale dell’isola si trovano i resti di un sacello paleocristiano del V secolo, orientato con l’abside verso est, con tracce di decorazioni parietali a croci lunate in rosso e blu. Verso est, sono presenti i resti di una cappella a due absidi risalente al VI-VII secolo, con ambienti adiacenti probabilmente utilizzati come celle monastiche. Intorno sono avanzi di cisterne, sedili, muretti di riparo dal vento, tombe. Questo complesso ospitava una piccola comunità di monaci che conducevano una vita ascetica, basata sulle scarse risorse locali. L’eremo fu distrutto nell’XI secolo durante le incursioni saracene.​

Sulla sommità di uno scoglio affiorante nei pressi del Tino è stata collocata la statua della Madonna Stella Maris, protettrice dei naviganti. La scultura, visibile solo dal mare, è una meta simbolica per chi solca queste acque e rappresenta un punto di riferimento spirituale e culturale fortemente sentito dalle comunità costiere.

Accessibilità e come arrivare all’isola del Tino

tinetto
Città della Spezia

L’isola del Tino non è accessibile al pubblico, trattandosi di un’area militare. Tuttavia, in occasione della festa di San Venerio, che si celebra il 13 settembre, l’isola viene aperta eccezionalmente ai visitatori per un solo giorno. In questa circostanza, è possibile partecipare a visite guidate ai resti del complesso monastico e al faro.

L’accesso avviene esclusivamente via mare. I battelli partono solitamente da La Spezia o da Porto Venere. L’approdo avviene al piccolo molo militare, e da lì si accede ai sentieri interni accompagnati da guide autorizzate. Per motivi di sicurezza, non è consentito l’accesso libero e l’isola resta chiusa per il resto dell’anno.

Cose da vedere all’isola del Tino e Tinetto immagini

Libri per approfondire

Il Tino – L’isola di venerio Santo Marinaio

Tino e Tinetto mappa

isola del tino mappa
Wikimedia Commons

Isola del Tino meteo Portovenere


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